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Quando la mancanza diventa attacco

  • Immagine del redattore: Marzia Lorini
    Marzia Lorini
  • 24 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Non è mia abitudine parlare di esperienze personali.

Ma ci sono dinamiche che, col tempo, smettono di sorprenderti

e iniziano a interrogarti.


Mi colpisce sempre osservare come certi schemi si ripetano,

in contesti diversi, con persone diverse,

eppure con la stessa logica di fondo.


Ci sono persone che, consapevolmente o meno,

quando non riescono a creare, scelgono di distruggere.

Distruggere persone, relazioni, contesti, associazioni, possibilità.


È vero: a volte per costruire è necessario abbattere.

Ma c’è una differenza sottile e profonda

tra demolire per fare spazio

e distruggere perché non si crede nelle proprie capacità.


Quando manca la fiducia in sé,

quando l’invidia prende il posto della crescita,

diventa più facile denigrare l’altro

che impegnarsi a superare i propri limiti.


E così, invece di migliorarsi,

si complotta.

Non si chiarisce.

Non si affronta.

Si lavora nell’ombra per tagliare le ali a chi le ha.


Poco alla volta, questo movimento diventa come un buco nero:

trascina tutto ciò che gli gravita intorno.

E anche chi non fa parte della macchinazione

finisce per esserne risucchiato.


Chi intuisce ciò che sta accadendo spesso tace.

Per paura.

Per disagio.

Perché esporsi ha un costo.


E con il tempo quel silenzio si trasforma in senso di colpa.

Un senso di colpa silenzioso, che non nasce dall’odio né dal rancore,

ma dal non essersi esposti, dal non aver preso posizione.


Paradossalmente, non si dirige verso chi distrugge,

ma verso chi viene attaccato.


Perché guardare chi resta integro, pur imperfetto,

può diventare difficile

quando una percezione distorta lo rende

troppo luminoso da sostenere.


È un meccanismo sottile.

Non sempre evidente.

Ma quando lo riconosci, non puoi più fingere di non vederlo.


E forse il punto non è giudicare chi distrugge

o colpevolizzare chi tace,

ma accorgersi di quanto facilmente

queste dinamiche possano ripetersi

se non vengono guardate in faccia.


Ci sono processi che non chiedono di essere combattuti.

Chiedono solo di essere riconosciuti.

Perché ciò che resta nell’ombra

continua a muoversi.


E ciò che viene visto, a volte,

perde il potere di distruggere.


Se leggendo hai riconosciuto dinamiche che ti hanno coinvolta o ferita,

puoi scrivermi.


A volte un confronto sincero è il primo atto di chiarezza verso se stessi.


professione disciplinata dalla legge 4/2013

 
 
 

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