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Amore e Kinsugi

  • Immagine del redattore: Marzia Lorini
    Marzia Lorini
  • 31 mag
  • Tempo di lettura: 3 min


Ci sono momenti nella vita in cui l’unica cosa possibile è ricomporre i pezzi e ricominciare.


A volte si tratta di permettere a ciò che si è separato di tornare in relazione.


Il kintsugi, l’arte giapponese di riparare la ceramica con lacca e polvere d’oro, racconta qualcosa di molto vicino al lavoro che ogni persona può fare per ritrovare una forma più funzionale nella propria vita.


Nel kintsugi, quando un oggetto si rompe, raccogli i pezzi, li guardi, li scegli, li unisci. Non crei semplicemente un oggetto nuovo: permetti a quell’oggetto di tornare a essere funzionale, portando con sé il percorso del cambiamento.


E forse è proprio questo il punto più interessante: non tornare come prima, ma tornare a funzionare in modo diverso.


Ti sarà capitato di sentirti a pezzi. Magari non in modo evidente. Forse hai continuato a fare tutto: portare avanti la tua vita, rispondere agli impegni, occuparti di ciò che dovevi. Eppure, dentro, qualcosa non era più al suo posto.



Magari continuavi a chiederti cosa fare per cambiare, senza riuscire davvero a trovare un movimento nuovo.


A rimettere in movimento la vita, spesso, è l’amore.


Non quello romantico, ma una forza vitale: l’energia che permette alla vita di continuare a fluire.


Quando questa forza scorre, diventa più facile scegliere cosa merita cura, lasciare andare ciò che non è più utile o non ti appartiene più, integrare le nuove esperienze e permettere a qualcosa di trasformarsi.


Quando invece il movimento si ferma, qualcosa si blocca.


E così, quando proviamo a trattenere, qualcosa perde fluidità: alcune risposte si irrigidiscono, l’energia si ferma e ciò che potrebbe trasformarsi resta sospeso.


E allora ricomporre significa cominciare a distinguere quali parti di te hanno ancora valore, quali risposte sono nate per proteggerti ma oggi ti limitano, quali esperienze possono essere integrate e quali forme hanno concluso la loro funzione.


È qui che il kintsugi diventa una metafora concreta.


Alcuni pezzi tornano al loro posto, altri cambiano posizione, altri ancora lasciano spazio a una forma diversa.


Nella vita accade qualcosa di simile.


Forse non si tratta di tornare la persona di prima, ma di riconoscere cosa può nascere da ciò che oggi sei diventata.


Non tutto ciò che siamo nasce da ciò che ci è accaduto, ma ciò che ci è accaduto può influenzare il modo in cui impariamo a rispondere.


Questa distinzione è importante, perché evita di ridurre una persona alla sua storia e, allo stesso tempo, evita di far finta che la storia non abbia lasciato tracce.


Siamo fatti di molte cose: temperamento, sensibilità, esperienze, incontri, ambiente, scelte, adattamenti.


La vita non scrive su una pagina bianca, ma nemmeno chiude tutto in una forma definitiva.


A volte una risposta che un tempo è stata utile continua a presentarsi anche quando la situazione è cambiata. Può essere un modo di proteggerti, di controllare, di compiacere, di chiuderti, di restare in allerta o di evitare qualcosa che, in passato, è stato troppo.


All’inizio quella risposta può averti aiutata a reggere. Poi, con il tempo, può diventare una forma rigida.


Ed è lì che il cambiamento chiede un lavoro diverso.


Non basta sapere da dove arriva una risposta, se poi il corpo continua ad attivarla nello stesso modo. Non basta capire cosa sarebbe meglio fare, se nel momento concreto torna sempre lo stesso automatismo.


Nel Neuro-Training questo passaggio è centrale: non si lavora per cancellare ciò che è accaduto, ma perché corpo, esperienza e risposta possano ritrovare una relazione più coerente.


Il lavoro non consiste nel forzarti a essere diversa. Consiste nel leggere meglio come ti sei organizzata, quali risposte sono diventate automatiche, quali parti dell’esperienza sono rimaste separate e quale nuova possibilità può diventare disponibile nella vita concreta.


Quando questo accade, qualcosa cambia.


A volte si nota in una scelta più chiara, in un confine messo con meno fatica, in una disponibilità nuova davanti a qualcosa che prima attivava sempre lo stesso schema. Oppure in una risposta che non parte più soltanto dal vecchio adattamento.


La metafora del kintsugi comunica questo: l’oro non cancella, unisce. Non copre, mostra il percorso e la cura. Non rende l’oggetto quello di prima, gli permette di essere utile cambiando.


Anche nella vita, ricomporre non significa tornare indietro.


Significa riconoscere ciò che ha ancora valore, lasciare ciò che non serve più, integrare ciò che era rimasto separato e permettere alla vita di fluire in modo più vero.


Da lì, una risposta diversa può diventare possibile.


Se in queste parole riconosci qualcosa di tuo, scrivimi.Possiamo capire insieme se il Neuro-Training può accompagnarti a ritrovare un movimento diverso nel modo in cui rispondi alla vita.



Foto di Jr Korpa su Unsplash
Foto di Jr Korpa su Unsplash

Professione disciplinata dalla legge 4/2013

 
 
 

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