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Non è la primavera che ti fa fiorire

  • Immagine del redattore: Marzia Lorini
    Marzia Lorini
  • 21 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Con l’arrivo della bella stagione si parla spesso di rinascita, nuove energie, nuovi inizi.


Ma non è la primavera a farti fiorire, ma il lavoro silenzioso che hai fatto durante l’inverno.

Come un seme aspetta che la neve si sciolga prima di germogliare, anche una persona ha bisogno di un tempo in cui rallentare, stare, elaborare.


Per questo il 21 marzo non è tanto il simbolo di una rinascita, quanto il segno di un passaggio.


Il giorno dell’equinozio, luce e buio hanno la stessa durata.

È un punto di equilibrio.


Non è ancora espansione, ma non è nemmeno chiusura.

È una soglia: il momento in cui qualcosa può iniziare a muoversi in una direzione diversa.

E proprio in questo equilibrio diventa più visibile ciò che è rimasto in sospeso.


Le stagioni hanno un impatto reale su di noi.

Cambiano i ritmi, le abitudini, il modo in cui attraversiamo le giornate.

In inverno si esce meno, ci si copre di più, si rallenta.

Il corpo segue questi cambiamenti.


Ma il passaggio di stagione, da solo, non produce un cambiamento interno.

Può accompagnarlo, può renderlo più evidente, a volte può persino richiamarlo.

Ma non lo sostituisce.

La primavera non crea da zero. Amplifica ciò che c’è già.

Per questo il suo arrivo non ci dice automaticamente che siamo pronti a ripartire.

Ci mostra piuttosto a che punto siamo.


Mette in luce ciò che durante l’inverno ha avuto modo di maturare e anche ciò che è rimasto sospeso.


In questo senso, il 21 marzo non è un invito a forzare.

È un invito a leggere.

A capire da dove stai partendo davvero, senza lasciarti trascinare dall’idea che basti cambiare stagione per sentirsi diversi.

Perché se sei in un momento di passaggio e senti che qualcosa resta bloccato, forse non ti serve un’altra strategia.


Ti serve una lettura precisa di quello che il tuo sistema sta facendo.


Nel Neuro-Training il lavoro parte da qui:

accedere alle risposte del corpo per vedere dove il processo si è interrotto e cosa serve per completarlo.


La vita si muove, cambia, spinge in avanti.

Ma una direzione regge solo se ha una base.


E forse è proprio questo che la primavera ricorda:

non che sia arrivato il momento di sbocciare a tutti i costi,

ma che può emergere solo ciò che, nel tempo giusto, è stato davvero preparato.

Attività professionale disciplinata dalla legge 4/2013


 
 
 

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