Quando comprendere gli altri diventa un modo per orientarsi nelle relazioni

Sei a tavola con una persona a cui tieni.
Fino a un momento prima parlava normalmente. Poi risponde con poche parole e cambia tono.
Non ti ha detto di essere arrabbiata. Non sai se ciò che sta accadendo riguardi te. Eppure, dentro di te, qualcosa è già cambiato.
Ripercorri l’ultima frase che hai pronunciato. Ti domandi se hai sbagliato, se l’hai delusa, se sarebbe meglio spiegarti. Cominci a scegliere le parole con più attenzione, cambi argomento oppure rinunci a dire ciò che avevi in mente.
Forse provi a farla sorridere, ti mostri più disponibile, magari chiedi scusa, anche se non hai ancora capito per che cosa.
In pochi istanti, la tua attenzione si è spostata completamente su di lei.
Non ti stai più chiedendo che cosa senti, che cosa desideri o che cosa volevi comunicare. Stai cercando di capire che cosa fare perché l’altra persona torni a stare bene.
Non sai ancora che cosa le stia accadendo, ma hai già cominciato a modificare te stessa in funzione di ciò che hai percepito.
Cogliere un cambiamento nel comportamento di qualcuno può essere una forma di sensibilità e attenzione. Ma quando ogni segnale diventa subito un’indicazione su come comportarci, non stiamo più soltanto ascoltando l’altro.
Stiamo cercando di modificare ciò che prova.
E, mentre lo facciamo, ciò che accade dentro di noi passa in secondo piano.
Quando diventi molto competente nel comprendere gli altri
Forse hai imparato a riconoscere rapidamente ciò che potrebbe rassicurare una persona, ciò che la delude e le parole che possono farla stare meglio.
Sai anticipare le sue reazioni, evitare ciò che potrebbe infastidirla e intervenire prima ancora che chieda aiuto.
Ma potresti avere più difficoltà a riconoscere che cosa desideri tu, che cosa ti pesa e fino a dove puoi arrivare senza metterti da parte.
Prima cerco di capire come stai tu. Poi, forse, mi domando come sto io.
Quando l’attenzione rimane costantemente rivolta all’esterno, i propri bisogni diventano meno leggibili. Non perché siano scomparsi, ma perché vengono considerati soltanto dopo aver verificato che non creino disagio agli altri.
Così puoi dire di sì per non deludere, continuare a essere disponibile quando sei stanca o rinunciare a una scelta pur di evitare tensioni.
A poco a poco, il benessere dell’altro diventa il criterio con cui organizzi anche la tua vita.
Quando hai bisogno che l’altro stia bene
Una persona può avere bisogno di essere ascoltata, di attraversare una difficoltà, di prendere una decisione o di trovare una risposta propria.
Eppure, davanti alla sua tristezza, alla sua rabbia o alla sua delusione, può nascere subito l’urgenza di intervenire.
A volte lo facciamo per generosità. Altre volte perché ciò che prova l’altro è difficile da sostenere anche per noi.
Riportare tranquillità nella sua vita diventa allora un modo per ritrovare tranquillità nella nostra.
Aspettiamo che stia meglio per sentirci finalmente sollevate. Abbiamo bisogno che il nostro aiuto funzioni per sentirci utili, serene o soddisfatte.
Ma quando possiamo stare bene soltanto se l’altra persona sta bene, mettiamo nelle sue mani una parte importante della nostra vita.
La nostra serenità dipende da ciò che farà, da come reagirà e da quanto riuscirà a cambiare una situazione che appartiene alla sua esperienza.
Possiamo essergli vicini, ma non possiamo decidere al suo posto come affrontare ciò che sta vivendo.
Lasciargli questo spazio non è disinteresse. È anche riconoscere le sue risorse e la sua responsabilità.
Percepire senza trasformare tutto in un compito
Il punto non è diventare meno sensibili.
È poter notare qualcosa senza trasformarlo immediatamente in una certezza e in un’azione da compiere.
Ho notato un cambiamento nel tuo tono.
Posso chiederti che cosa sta accadendo.
Mi sembri delusa.
Posso ascoltarti senza assumermi il compito di modificare ciò che provi.
Stai attraversando una difficoltà.
Posso esserti vicina lasciandoti la possibilità di trovare la tua risposta.
Tra ciò che percepiamo e ciò che facciamo può aprirsi uno spazio nel quale verificare, riconoscere ciò che accade dentro di noi e scegliere.
In quello spazio possiamo considerare l’altro senza escludere noi stessi.
Possiamo offrire aiuto senza legare il nostro benessere al risultato. Possiamo ascoltare senza perdere il contatto con ciò che sentiamo e possiamo realmente sostenere.
Quando hai capito, ma continui a metterti da parte
Forse sai già di essere molto concentrata sugli altri.
Hai compreso che considerare i tuoi bisogni non ti rende egoista e che non puoi essere responsabile del benessere di tutti.
Eppure basta un silenzio, un’espressione diversa o una risposta breve perché il corpo si tenda e torni l’urgenza di spiegare, rassicurare o rinunciare.
La comprensione c’è, ma la risposta si attiva prima della scelta.
Nel Neuro-Training comunichiamo con il sistema per osservare come risponde alle emozioni, alle aspettative e alle possibili reazioni degli altri.
Il lavoro permette di rendere più leggibili le risposte automatiche e di allenare possibilità diverse: ascoltare, aiutare, parlare o porre un limite restando in contatto con ciò che sentiamo e possiamo sostenere.
Il cambiamento non consiste nel diventare meno disponibili.
Consiste nel poter essere presenti nella relazione senza mettere automaticamente la propria vita in secondo piano.
Considerare anche te stessa
Comprendere gli altri è una risorsa.
Ma quando ogni loro emozione decide che cosa puoi dire, scegliere o desiderare, la relazione diventa un continuo tentativo di mantenere l’equilibrio.
E, mentre cerchi di migliorare la vita dell’altro, rischi di lasciare la tua in attesa.
Sto ascoltando l’altro o sto cercando di farlo stare meglio, fino a perdere di vista ciò di cui ho bisogno io?
Forse il primo cambiamento comincia proprio da questa domanda.
Se ti accorgi che il benessere degli altri viene quasi sempre prima del tuo, scrivimi.

Professione disciplinata dalla legge 4/2013



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