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Non siamo solo ciò che ci è accaduto

Immagine del redattore: Marzia Lorini
Marzia Lorini
29 giu
Tempo di lettura: 3 min


Ricevi un messaggio un po’ brusco e, in un istante, lo stomaco si chiude.


Sai che probabilmente non c’entri nulla, che l’altro avrà avuto una giornata difficile. Lo sai. Eppure qualcosa dentro di te ha già reagito, prima ancora che tu potessi deciderlo.


È capitato a tutti. E spesso, per spiegarlo, ci diciamo: “sono fatta così”, “sono sempre stata così”, “mi è successo questo, ed è per questo che reagisco così”.


A volte è vero: ciò che abbiamo vissuto lascia tracce profonde. Alcune esperienze cambiano il modo in cui ci fidiamo, scegliamo, ci difendiamo, entriamo in relazione.


Ma ridurre tutto a ciò che ci è accaduto può diventare un’altra forma di prigione.


Perché non arriviamo al mondo come una pagina bianca. Portiamo qualcosa di nostro: un temperamento, una sensibilità, un modo di reagire, cercare contatto, proteggerci o esplorare. Come dice il dottor Poli, nasciamo con un software già preinstallato.


Poi la vita interviene.


La famiglia, le esperienze, le parole ricevute e i silenzi, le mancanze e le protezioni eccessive: tutto questo non ci crea da zero, ma influenza il modo in cui il nostro sistema impara a rispondere.


E forse la domanda non è solo “perché sono fatta così?”, ma anche: “riesco ad affrontare ciò che la vita mi propone con competenza?”


La storia conta, ma non dice tutto


Quando guardiamo indietro, è facile cercare un punto preciso da cui far partire tutto: un episodio, una frase, un’assenza.


A volte quel punto esiste, e riconoscerlo aiuta. Può dare un nome a qualcosa che prima sembrava confuso, spiegare perché certe parole ci fanno chiudere, perché davanti a un limite reagiamo come se fosse molto più di un limite.


Ma la vita di una persona raramente si spiega con una sola causa.


Siamo più complessi di così.


Una bambina molto sensibile, in un ambiente che non sa riconoscere la sua sensibilità, può imparare a non mostrare ciò che sente. Una persona che aveva bisogno di tempo, se viene continuamente spinta, può imparare ad adattarsi prima ancora di capire cosa desidera.


Non è solo ciò che accade. È il modo in cui il sistema incontra ciò che accade, e impara a rispondere.


Quando la risposta torna


Ed è qui che nasce la confusione.


Da adulti possiamo raccontare bene la nostra storia, sapere da dove arrivano certe dinamiche, e continuare comunque a reagire nello stesso modo.


Possiamo sapere che oggi siamo al sicuro, ma il corpo si irrigidisce lo stesso. Possiamo sapere che una critica è solo un punto di vista, e sentirci ugualmente messi in discussione. Possiamo sapere di avere diritto di scegliere, e cercare ancora il permesso di qualcuno.


In quei momenti non è la storia a ripetersi.


È una risposta che torna.


Una risposta che un tempo ha avuto una funzione: proteggere, adattarsi, evitare un conflitto, non disturbare. Il problema è che alcune risposte, anche quando sono nate per aiutarci, diventano troppo strette per la vita adulta.


Il passaggio del Neuro-Training


È qui che il lavoro su di sé cambia direzione.


Non si tratta più solo di capire da dove arriva una risposta, ma di riconoscere come continua a organizzarsi oggi, nelle situazioni concrete.


Nel Neuro-Training il lavoro parte da lì: da come il sistema risponde nel presente, da ciò che il corpo mostra, da ciò che si attiva in automatico.


Non per cercare una causa o cancellare ciò che è accaduto, ma per riconoscere l’informazione che quella risposta contiene e allenare una possibilità più adatta a oggi.


Perché cambiare non significa diventare qualcun altro.


Significa permettere al sistema di non usare sempre la stessa risposta quando la vita chiede qualcosa di diverso.


È un cambiamento concreto: non l’idea di essere finalmente diverse, ma la possibilità di rispondere in modo nuovo proprio lì dove, fino a quel momento, partiva sempre la stessa reazione.


Non restare fermi a una sola risposta


Non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, né riscrivere ciò con cui siamo arrivati al mondo.


Possiamo però imparare a leggere come rispondiamo oggi. Riconoscere quando una risposta automatica prende il posto della scelta. Allenare un modo diverso di stare davanti alla vita.


Non siamo solo ciò che ci è accaduto. Siamo anche il modo in cui il nostro sistema ha cercato di attraversarlo.


E siamo, soprattutto, la possibilità di non restare fermi a quella sola risposta.


Se senti che questo tema parla anche del tuo modo di rispondere alla vita, possiamo

guardarlo insieme.


Scrivimi.



Professione disciplinarta dalla legge 4/2013

 
 
 

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